Anny Baldissera

GIUSEPPE DENTE

«LA POETICA»

Istintivo nella percezione del momento, espressivo nella trasposizione delle immagini, convincente nella rielaborazione della realtà: sono le peculiarità della poetica di Giuseppe Dente. E’ difficile e riduttivo dare una definizione univoca alla sua sintassi formale che sicuramente presenta un impianto figurativo, ma spazia anche verso temi di misteriosa magia, con accenti alla “metafisica” quando innesta le sue rielaborazioni entro spazi pietrificati, in ambientazioni immobili e senza tempo, dal sapore “dechirichiano”. Infatti l’Autore recupera elementi naturalistici quali architetture statiche, figurazioni immobili ma le posiziona entro ambientazioni senza tempo, pertanto le opere di Dente sono solo apparentemente di facile lettura, poiché, a ben vedere, su piani di sfondo statici, l’artista incastona elementi simbolici che si caricano di valori e valenze superiori, ad espressione di una forte creatività. Si può quindi affermare che nella fissità degli elementi compositivi, egli trae la fonte espressiva capace di superare i limiti del segno, creando nuove suggestioni, atmosfere magiche a volte inquietanti. Così, entro ambientazioni statiche si posizionano elementi semplici il cui valore va oltre la semplice apparenza per significare “altro”. Infatti, ad uno sguardo attento, non può sfuggire il senso dell’”irrealtà” delle sue composizioni, proposte secondo luci “irreali” che illuminano ambientazioni irrisolte e vuote, dove si percepisce chiaramente il senso di un assoluto silenzio. Il suo è un nuovo alfabeto fatto di architetture totemiche espresse con la forza atavica del segno e al contempo sono icone della modernità capaci di parlarci nonostante la ricerca di una sintesi espressiva poco accessibile e poco diretta. Eleganza ed equilibrio del segno connotano le creazioni di Dente che segue la sua interiore ispirazione per raccontare sogni, pensieri, anche i più nascosti, svelandoli mediante simboli e allusioni, secondo il gioco e la contrapposizione della luce e l’ombra, l’oscurità e il chiarore affogate in campiture cromatiche, quali “presenze simboliche” che testimoniano la magia dell’”essere”.
Da tutto ciò si evince una certa adesione della sua poetica ai toni del “Surrealismo” per l’importanza che egli attribuisce al sogno e all’inconscio quali forze propulsive della sua creatività.
Da qui nascono le libere associazioni compositive a volte intenzionali a volte casuali, sempre però ad espressione delle potenzialità immaginative dell’inconscio, per il raggiungimento di uno stato conoscitivo “oltre” la realtà.

Anny Baldissera